
»Retrospettiva« Dragon Ball Z: Super Saiyajin Densetsu – 1992, SNES (Super Nintendo Entertainment System)
Dragon Ball Z: Super Saiyajin Densetsu, “tradotto in italiano come Dragon Ball Z: La Leggenda del Super Saiyan” è un videogioco JRPG a carte pubblicato nel 1992 per SNES – Super Nintendo Entertainment System, sviluppato da TOSE e distribuito da Bandai. Non è mai arrivato “ufficialmente” in occidente, rimanendo una gemma esclusiva del mercato giapponese. Il gioco racconta l’intero arco narrativo che va dalla Saga dei Saiyan alla Saga di Freezer, proponendo un’esperienza molto più strategica rispetto ai tie-in dell’epoca. Stilisticamente è il remake combinato di due titoli Famicom, ma con una struttura più matura, dialoghi più ricchi e una messa in scena decisamente superiore. E’ appunto inteso come primo JRPG moderno di Dragon Ball Z perchè prima di lui uscirono, solo in Giappone, due giochi per Famicom: Dragon Ball Z: Kyōshū! Saiyan (1990) e Dragon Ball Z: Gekishin Freeza!! (1991), che erano entrambi JRPG a carte, con struttura simile, ma più primitivi, ed è proprio da questi due giochi che Super Saiyajin Densetsu nasce, come remake e fusione, venendo oggi considerato come il capostipite del genere GDR per la serie.
All’inizio degli anni ’90, Dragon Ball Z stava vivendo un successo travolgente grazie all’anime, mentre lo SNES cercava titoli in grado di dimostrarne le potenzialità narrative. I giochi di Dragon Ball fino a quel momento erano prevalentemente picchiaduro o action limitati, incapaci di restituire la profondità emotiva e strategica della serie. Bandai decise quindi di tentare una strada alternativa: trasformare Dragon Ball in un gioco di ruolo. La scelta fu audace. L’idea di rallentare il ritmo frenetico dei combattimenti e concentrarsi sulla crescita, sul viaggio e sulla tensione narrativa era qualcosa di totalmente inedito. Lavorando sui due giochi Famicom già pubblicati, Bandai e TOSE crearono un titolo più ampio, più coerente e più cinematografico, adatto a un hardware capace di gestire animazioni, cutscene e mappe più ricche.
Il cuore dell’esperienza è il particolare sistema di carte, che sostituisce i comandi tradizionali dei JRPG. Ogni carta rappresenta un’azione possibile: attacco, difesa, tecniche Ki, trasformazioni, potenziamenti, movimento. Il risultato è un sistema che costringe a pensare, pianificare e adattarsi alla mano disponibile, rendendo ogni scontro sorprendentemente strategico. Oltre alle battaglie, il gioco presenta esplorazioni su mappa, allenamenti, dialoghi ampliati e una gestione del party che rispecchia fedelmente gli avvenimenti dell’anime. La progressione non è soltanto numerica: molte situazioni richiedono la carta giusta o l’approccio più efficace, rendendo ogni avanzamento una piccola conquista. Il climax rimane naturalmente il duello contro Freezer e la trasformazione di Goku in Super Saiyan, riprodotta attraverso una cutscene che, per il 1992, risultò sorprendentemente emozionante.
In Giappone, Super Saiyajin Densetsu venne accolto come uno dei primi tentativi riusciti di trasformare Dragon Ball in qualcosa di diverso dal classico picchiaduro. Influenzò l’idea che la serie potesse essere reinterpretata anche in chiave ruolistica, aprendo la strada alla filosofia di titoli futuri come Legacy of Goku 1 e 2, 3, Buu’s Fury e Attack of the Saiyans su Nintendo DS. Nella scena internazionale, il gioco divenne famoso soprattutto grazie alle fan translation, che permisero finalmente ai fan occidentali di riscoprirlo. Col tempo, è diventato un piccolo cult, spesso considerato uno dei progetti più ambiziosi della “prima era” videoludica di Dragon Ball.

Se ami Dragon Ball, questo gioco rappresenta un modo unico di rivivere le prime saghe di Dragon Ball Z attraverso un ritmo diverso, più ragionato, quasi “da allenatore”. Se ami i JRPG, invece, sarà un esempio curioso di come si possano adattare storie d’azione in sistemi a turni basati su carte senza snaturarne lo spirito. La sua forza sta nella capacità di farci provare non solo le battaglie, ma anche la costruzione della forza, l’allenamento, la paura dei nemici più forti, l’alternanza tra momenti di calma e scontri decisivi. È un’esperienza più lenta, ma anche più immersiva di quanto ti potresti aspettare.
Il gioco non è sempre intuitivo per chi non è abituato ai JRPG anni ’90: la difficoltà può essere elevata, il grinding necessario e alcune meccaniche risultano meno immediate rispetto ai giochi moderni. Una delle curiosità più note riguarda la cutscene del Super Saiyan, che per anni è stata considerata una delle migliori trasposizioni 16-bit della trasformazione di Goku. Altre chicche includono carte segrete potentissime, riferimenti diretti al manga e la presenza di sprite “immagini bidimensionali 2D che rappresentano personaggi o altri elementi grafici” molto più espressivi rispetto ai giochi precedenti. Inoltre, essendo un titolo esclusivo giapponese, molti giocatori lo hanno conosciuto solo grazie alla famosa patch fan-made in inglese, oggi quasi “standard” nella community retro.
Dragon Ball Z: Super Saiyajin Densetsu è un’opera che racchiude una visione ben precisa: portare la struttura narrativa di Dragon Ball in un genere capace di valorizzarne crescita, tensione e strategia. È un titolo coraggioso, figlio della sua epoca, ma sorprendentemente moderno nell’idea di reinterpretare una licenza senza limitarsi a copiarla. Oggi, più di trent’anni dopo, rimane un tassello fondamentale nella storia videoludica della serie: imperfetto, unico, irripetibile. Un gioco che merita di essere ricordato e riscoperto, soprattutto da chi vuole capire come si è evoluto il rapporto fra Dragon Ball e il mondo dei videogiochi.
Retrospettiva Dragon Ball Z Super Saiyajin Densetsu: (Retrospettive Videogiochi, Giochi SNES)
Dragon Ball Z Super Saiyajin Densetsu: (Giochi JRPG)













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